Cosa succede se arriva la guerra. Quand’è che vincono i terroristi
17 AGO 20

Al direttore - Leggo sul Foglio l’intervista a Delrio e penso: vuoi vedere che alla fine grazie al caos libico e alla necessità di ricompattare il paese per decidere il da farsi nasce poi ancora un patto del Nazareno alla seconda?
Roberto Carletti
Roberto Carletti
Le dico la mia impressione. Più si avvicina la guerra, più i partiti che si fanno la guerra per questioni politiche (e non per questioni ideologiche) si avvicineranno. La guerra, credo, in una qualche forma ci sarà. E i partiti, Forza Italia e Pd, alla fine saranno costretti a occuparsi di scazzottate un filino più importanti di due pestoni dati in Aula sulla riforma costituzionale.
Al direttore - Se oggi ci ritroviamo i tagliagole dell’Is sull’uscio di casa, l’errore non è stato solo di chi volle spazzar via Gheddafi per lasciare in sua vece una no man’s land; l’errore è stato, e di gran lunga più grave, innanzitutto di ordine culturale. Lo ha ricordato con estrema lucidità il cardinal Bagnasco nell’ultima Prolusione al Consiglio permanente della Cei: “… di fronte al fenomeno dell’autoproclamato Stato islamico e al numero di coloro che lasciano l’Europa per sposare il fanatismo omicida, l’occidente dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perché di questo arruolamento violento e suicida. Perché? Una ragione è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’occidente… Il mondo occidentale ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza”. Parole che fanno, o meglio che dovrebbero far riflettere quanti ancora si cullano, in primis certi maitre à penser e politici nostrani, nel sogno delle magnifiche sorti e progressive della laicità, manco a dirlo intesa come relegazione del cristianesimo nel recinto della coscienza. Lo aveva profeticamente intuito, e in epoca non sospetta, il grande T. S. Eliot: “Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura. E allora si dovranno attraversare secoli di barbarie”. E’ questo che vuole l’occidente?
Luca Del Pozzo
Luca Del Pozzo
Io credo che la questione sia persino più semplice. Le cito un formidabile editoriale pubblicato due giorni fa dal Telegraph. Sintesi: quando diamo la colpa a noi stessi per il terrorismo, i terroristi vincono; e quando non difendiamo la libertà d’espressione, e ci facciamo mille pippe mentali prima di prendere posizione, allora lì stiamo accettando l’egemonia del terrore. Lei ha ragione con il discorso sul cristianesimo e proprio per questo bisogna vigilare quando, anche i contesti dove il cristianesimo è fertile, di fronte alle barbarie qualcuno reagisce non con il guanto da pugile ma con il guanto di velluto. Nel nostro piccolo, noi vigiliamo.
Al direttore - L’analisi di Carlo Panella nell’ultimo capitolo del suo libro, pubblicato dal Foglio, evidenzia con chiarezza la drammatica situazione in Libia. Stando così le cose c’è ben poco da fare. In assenza di una politica comune fra America ed Europa, così come anche per il conflitto russo-ucraino, è l’Italia nel primo caso a subire le conseguenze più pesanti. Considerando, almeno finora, quella che è la posizione del governo Renzi, c’è ben poco da sperare. Gli errori commessi nel 2011 in particolare dalla Francia e dall’Inghilterra, che ora se ne infischiano, si pagano a caro prezzo.
Pasquale Ciaccio
Pasquale Ciaccio
Panella dice che la guerra ha un senso se andiamo a combattere subito in Libia portando 150 mila persone. Noi pensiamo che la guerra abbia un senso non soltanto rispetto al numero di persone da impiegare, e da schierare sul territorio, ma anche rispetto agli obiettivi. Mandare migliaia di persone in Libia senza un obiettivo preciso rischia di essere un suicidio. E l’obiettivo preciso, per l’Italia, non deve essere quello che ci viene offerto dalla cornice legale internazionale ma deve essere quello che coincide con i nostri interessi nazionali. Se si va, bisogna essere in tanti, non bisogna fare una parata. Ma prima di andare bisogna capire bene cosa fare, e al momento mi sembra che non sia chiaro per nessuno. E non solo in Italia.
Al direttore - Riguardo alla guerra il Guicciardini sosteneva che “se fiderai negli italiani, sempre aurai delusione”. Intervenire in Libia? Faremmo un piacere al sedicente Califfato e mobiliteremmo a tempo pieno le sempre pronte “mamme d’Italia” in gramaglie preventive. Settant’anni di Dc e di sinistra hanno disarmato moralmente e materialmente il paese. Non ci resta che stare a guardare sperando in al Sisi…
P. S. Se poi restassimo fino alla fine dalla stessa parte sarebbe già un successo. Vi ricordate i tempi delle Falkland/Malvinas?
Franco Grassi
P. S. Se poi restassimo fino alla fine dalla stessa parte sarebbe già un successo. Vi ricordate i tempi delle Falkland/Malvinas?
Franco Grassi